martedì 26 gennaio 2016

La cosa giusta

Ecco un piccolo pensiero circa il “divenire” universale. 

Per creare questo “treno” di pensieri ci sono due componenti fondamentali dell’esistenza che vanno divisi: materia ed energia.
Ci identifichiamo più come materia che come energia.
Identifichiamo noi stessi tramite il nostro corpo molto più spesso che tramite la nostra mente. 
Dalla nostra prospettiva c’è forse una necessità di essere “materia” in modo da sentirci “reali” e “vivi”.
Tuttavia, sia l’energia che la materia sono semplicemente manifestazioni che riconosciamo come processi universali. 
La materia trova l’ordine per produrre, o piuttosto, per trasformare l’energia in certi schermi, che sono diretti in vari modi per facilitare la creazione od il mantenimento della materia stessa. Questa procedura porta a schemi ancora più complessi.
Nel nostro “essere” siamo convinti che l’universo è essenzialmente un contenitore all’interno del quale “località astratte” rappresentano “scopi” e processi separati. 
Abbandonati su un pianeta da qualche altra parte nello spazio, chiedendosi se ci sono altre forme di vita nell’universo.
Parlo del nostro pianeta.
Ma quello che sto ponderando in questo momento è un’idea diversa: Schemi.
Tutto quello che possiamo identificare è uno schema, tenuto in un modo od in un altro. 
Quello che non potrebbe essere uno schema non esiste per noi. O, anzi, per Voi. 
Ma anche l’invisibile che ha un certo senso per alcuni di noi si plasma in una forma schematizzata. 
Un pensiero, che sia complesso o caotico, rappresenta la manifestazione di uno schema. 
E se il processo universale fosse essenzialmente la formazione di un determinato schema? Ancora, questo elude al classico: L’ordine fuori dal Caos.
Cosa accadrebbe se l’energia che pulsa nei nostri cervelli rappresentasse la “costruzione” degli schemi di energia?
Se riuscissimo a trovare collettivamente abbastanza coerenza potremmo permetterci di trasformare la materia in un modo che porterebbe ad un livello superiore di metamorfosi energetica.
Non è una possibilità troppo lontana, se penso in questo modo, che le “località” della materia del cosmo non ci interessano per il “risultato finale”, se possiamo chiamarlo in questo modo.
Se c’è un velo di verità in tutto questo, cioè che tutto è semplicemente il “moto” di un “agente”, qualunque cosa sia questo agente, tutte le “piroette” cosmiche sarebbero parte di una danza che ha il proprio climax solo in un preciso punto dell’universo. 
Tutti i macro schemi possono trovare il loro scopo nel completamento di un micro schema.
E’ perfettamente comprensibile…se vi avvicinate al mio potenziale energetico interno. Al mio cervello, per usare un termine comune. 
Noi siamo l’universo. Tutti noi dovrebbero riconoscere che sia il lui che la lei sono l’universo nella forma di chiunque essi siano.
Ognuno di noi è una manifestazione, desiderata e richiesta dal “tutto”. Siamo stupidi ma allo stesso tempo la speranza di esistenza più grande, per portare l’intero processo al prossimo livello.
Dovete domare la vostra mente animale per superare l’imperativo del “livello più basso e arcaico” e riconoscere il potere che già possedete. Ma domare non significa mutare. 
Aprite la strada con cos’è superiore ai bisogni primordiali. 
Tutti questi pensieri non sono semplici da contenere. 
Vi siete persi nel materialismo, lasciando che fazioni organizzate di esseri umani abbiano stuzzicato i vostri istinti animali per rimanere sotto controllo invece che utilizzare il vostro potenziale collettivo insieme. 
Siete semplici da controllare, certamente, ma è anche vero che siete stati “trascinati” dall’utilizzare i vostri veri poteri mentali al livello superiore, nascosti nel vostro potere sotto forma di schemi energetici, che dovrebbero crescere e nutrire il tipo di materia necessario a formare la prossima dimensione del cosmo…o…di voi stessi per quello che vi riguarda. 
E’ difficile essere umani, vero? Sapete che il vostro corpo non è una scultura, vero? La materia è in continua metamorfosi anche nella percezione dell’essere “umani”. Ma ne siete completamente indifferenti e dovete “attaccarvi” al significato di materia senza sapere cosa voglia dire. 
Avete bisogno di un metodo, di una serie di istruzioni che spingono gli elementi entro certi confini per poi disporli in modo collettivo. 
Ma non sarà una accidentale ricombinazione dei segmenti di DNA che vi porterà al prossimo livello di evoluzione. Ogni step di evoluzione è conscio delle proprie possibilità e circostanze. 
Progredisce dalla cuspide ai livelli più alti. 
Questo significa che adesso dovete utilizzare tutto il vostro potenziale per introdurvi nel prossimo livello evolutivo. 
Noi siamo l’universo, ci trasformiamo, siamo su diversi livelli e solo adesso, in parte, diveniamo più consapevoli di noi stessi.
E ricordatevi che, alla fine di tutto, noi praticamente neanche esistiamo se ci paragoniamo all'immensità del cosmo.
Quindi, esseri umani, cercate di darvi una regolata.
Non esiste nessun dio.
Sfruttate al massimo il vostro potenziale energetico (sempre che sappiate come fare).
Questo è tutto. 


Il sintetico

Che cos’è questa “cosa”? 

Il castello del caos, la nascita del desiderio ad un livello ben superiore alla semplicità. Il regno dei marchi, rivendicando superiorità, penetrando la pelle che promette, tagliando la propria crescita per moltiplicare, testare noi stessi, per maturare la mostruosità della rabbia e guardare a che cosa coglie questo spazio.
Da dov’è caduto questo fantasma che elemosina? Qual’era la fine di quella “determinata” fine che pretendeva una possessività affilata? Forse quando la chiarezza crolla, l’oscurità che vive nelle ossa di essa si condensa nell’assurdità più totale. E attraverso rami spinosi, arti, estremità, si scaglia attorno senza direzione alcuna, faticando senza obiettivi oltre se stessa, intrappolata in un’agonia ormai giunta al termine, persistendo entro la propria natura, ribellata, e prevale in un’armonia che lascia solamente ombre dell’orrore che accade in quel momento quando, prima di un salto, il sangue pressurizzato riempie le pagaie fino al fiore della percezione. Tuttavia, alle volte, il guscio si incrosta, irrigidisce, indurisce, calcifica, si crepa non dalla rottura ma dal tradimento violento percepito  come il prezzo per l’inganno che allevia questo processo sintetico. 
Quest’attimo di angoscia si denuda dalle strutture della percezione come un concetto astratto che trova un tocco di traspirazione, non si dissolve dalle spire che, come barre oltre ogni comprensione umana, genera se stessa in una gabbia di livelli sopra altri livelli senza una singola lettera comprensibile, non un fuoco, né bianco né nero, non un singolo bagliore di percezione ma solo frammenti di luce sparsa finchè…

…I nostri occhi si riaprono. La luce del sole si rivela, ma, è un solo un altro giorno. Un nuovo giorno, fresco, vergine con il proprio velo di innocenza e “incinta” di scoperte, recuperi, sollievo e stimoli. Un giorno forte e potente con scintille dall’interno. 

Perché dev’essere forte, quella scintilla, che la natura spinge, preme, respira per distruggere il bozzolo di una sfida notturna che analizza tutte le informazioni di “ieri”. E ieri è stato enorme e proprio prima che venisse “sgonfiato” del suo significato di “realtà” ha dato spazio e fiamme alla crescente luce di Adesso.

lunedì 25 gennaio 2016

Tutto è quantizzato

Tutto quello che diciamo e quello che “consideriamo” è quantizzato. E amenochè riusciamo a percepire consapevolmente la natura dell’esistenza, la percepiamo e immaginiamo come un’entità quantizzata. A questo punto siamo chiusi dentro il nostro set di calcoli all’interno del quale traduciamo le nostre esperienze e con i quali definiamo noi stessi, tutti quanti e tutto quanto. Ed è grazie a questo fenomeno che inciampiamo sui malintesi, su grossolane e diverse opinioni, frustrazioni e, in certi casi addirittura depressione.
Io credo che è questo il modo in cui la nostra mente si manifesta o come il suo processo interpretativo corrompe le sottigliezze del nostro “essere” tramite il fondamentale contributo della nostra coscienza. 
Pensate a questo in termini di volumi e dimensioni, come un elefante in una stanza. Ci hanno insegnato ad associare alla parola “elefante” un grosso animale, dal peso di circa cento volte il nostro, con pelle grigia, grosse orecchie e una proboscide. Associamo la parola “stanza” con uno spazio che, all’incirca può ospitare comodamente dieci persone. Nel momento in cui mettiamo l’elefante nella stanza (nella nostra mente), la stanza incrementa leggermente la dimensione solo per farci immaginare la situazione e l’analogia provocata è abbastanza chiara; è impossibile non notare l’elefante a chiunque si trovi nella stanza. 
Se ci avessero insegnato che un elefante è una creatura microscopica grande come un moscerino…beh non serve che vada avanti. La parola “stanza”, tuttavia, è una quantizzazione contestualizzata, perché potrebbe significare la “caratteristica” architettonica di una stanza o potrebbe essere la descrizione generica di uno spazio aperto; esempio - “c’è ancora spazio nel cassetto”. 
Quindi, anche se ci sono vari modi tramite i quali possiamo alterare la quantizzazione di un soggetto per comunicare i nostri pensieri, essi rimangono tali; un quantum più o meno definito “spera” di agire come uno strumento utile per materializzare le nostre idee in maniera concreta. Ed a meno che noi trasformiamo queste informazioni in una forma analoga di nuovo, che ancora detiene il significato che doveva essere trasferito, noi potremmo quantizzare il quantizzabile finché restano grosse quantità di stupidaggini e niente comincia ad avere più senso, o la base del significato è completamente perduta. 
Lo so, lo so, questo è un argomento un pò asciutto e non è assolutamente semplice da capire, perché il significato completo trascende da qualunque altra cosa. Tuttavia, se cominciamo a riconoscere questo problema, potrebbe aiutarci a risolvere malintesi tra noi esseri “umani” e migliorare i nostri processi interni di apprendimento.
La verità assoluta non è quantizzata in un modo che ci permetta di capirla (forse perché non vi è alcuna verità assoluta) ma potrebbe trovare la propria definizione all’interno di proprietà “vibrazionali”, picchi e valli, interferenze, loop, intersezioni, chissà, ma ci porta in avanti ogni singolo momento e compone barriere dalle quali noi identifichiamo gli elementi della nostra realtà e che ci permette di comunicare. Quindi non è un difetto, ma una traccia, e di conseguenza dovremmo sempre riconoscere noi stessi come una “traccia” e non come un difetto, anche se la mente di qualcuno non coincide con il mosaico della nostra.
Questo mi ricorda un altro pensiero che avevo questa mattina circa l’arte. Cosa succede se la rivelazione di un problema che non c’è più da molto tempo si trasforma in un “qualcosa” di artistico o addirittura in una forma d’arte per chi l’ha dimenticato? 

Beh adesso basta parlare di questo argomento. Il mio italiano diventa complesso e difficile da capire. O forse i miei pensieri.